Mettete un contadino. E mettete un cittadino. Disponeteli uno di fronte all'altro, come in un'equazione. Contadino : terra = cittadino : asfalto. Il cittadino tenta i suoi primi passi sulla terra arata per realizzare l'orto (il primo della sua vita). Ha acquistato in un vivaio alcune piante aromatiche: il basilico per il pesto che farà e congelerà, il rosmarino per la grigliata a venire, la salvia per la basta al burro, il prezzemolo per il tocco di verde qui e là (il prezzemolo sta dappertutto) e l'erba cipollina perchè, non so perchè fa un po' figo, al posto della cipolla per insaporire. Il cittadino "fa", secondo precisi e predeterminati scopi; si muove da A a B lungo una freccia, tracciata prima di postare il primo piede in avanti. Il contandino prosegue il lavoro cominciato da qualcuno, e prima ancora da qualcuno e prima, anche, con le risposte ai perchè che piovono dal cielo o tramandate per osmosi.
Il soggetto urbano è proprietario del pezzo di terreno limitrofo a quello del campestre, di cui è affittuario dall'urbano stesso -ironia della sorte!-. Ma dall'urbe, con tutto l'internet fra i polpastrelli, non ha imparato niente di piantine, e la zappa che arrugginiva nella vecchia cantina, non sa esattamente per quali scopi è stata costruita, se non che va affondata nella terra. Dunque, l'omino dei campi si prodiga gentilmente a smuovere la terra di colui che gli è proprietario, quando gli viene un momento di libertà e di buona volontà. E quando il cittadino butta l'occhio, passando di lì e avendo giusto il giorno prima fatto scorta di fiorellin della natura, pensa ben di darci dentro, per non lasciar cader nel vuoto tanta disponibilità. Ma al contadino, di passaggio -Ahi!- , non sfugge nulla -tutti lo sappiamo- e così, senza pre-determinatezza, ma sicurezza nelle vene, urla al di lui vicino un qualche cosa, nel di lui dialetto piemontese, che destabilizza con vergogna tutta l'azione in cui era immerso quello lì: inginocchiato sulla terra a zolle grosse come pietroni di montagna, con le dita affondate nel profumo delle estati dell'infanzia e la gioia nel cuore, per l'approssimarsi finalmente della riuscita di questo cambio di vita! "Bisogna prima fresare!" e poi giù insulti di cui si coglie solo il tono...ma già basta! L'omino di città, con umiltà francescana, silenzioso e sguardo basso, riprende ogni piantina dal terreno. Aspetta. E ricomincia al via del vicino, dopo che costui ha spronato il figlio ad accorrere col trattore per fresare prima che QUESTA qui si faccia fregare!
Bella la campagna genuina!!!!
